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pagina speciale



aggiornato:aprile 2004
 
Benvenuto a queste pagine speciali. 

avvertimento ai navigatori 
Su queste pagine presento delle mie 'riflessioni' sul design che vanno talvolta contro corrente, lontano dal pragmatismo imperante: fai ancora in tempo a tornare sul sito regolare se questo programma ti sembra noioso. 
 

Una riflessione 

Utilizzo la parola 'riflessione' nel senso che la realtà che viene riflessa nella mia mente è , come ogni percezione, filtrato, mediato e strettamente soggettiva, dunque opinabile. Una riflessione si impone perché il design, e non soltanto quello, sta attraversando una crisi profonda, che forse addirittura definitiva: basti pensare alla evidente insolubile contraddizione tra il credo ottimistico nel 'progresso' del mondo produttivo dei nostri committenti, espresso in termini di un aumento vertiginoso dell'offerta del numero e dei tipi di prodotti anche virtuali, sempre più sofisticati, per sempre più 'utenti' e la realtà ambientale inquinata, inquinante, antisociale, disoccupante, globalizzante. Tuttavia il designer che non può sfuggire da questa aporia si muove apparentamenti con disinvoltura se non con incoscienza su questo terreno minato. Se da un lato questo si può spiegare in termini di mera sopravvivenza dall'altro ciò rivela una mancata o limitata elaborazione della fondamenta della cultura del design stesso. 

Prendo dunque atto di questa tragedia e procedo con la mia 'riflessione', non per suggerire soluzioni più o meno praticabili ma perché credo che soltanto con l'approfondimento, e in particolare con una rinnovata attenzione per i particolari di cui è composto la nostra realtà si possono trovare linee di comportamento adeguate e indicativi per un design coerente. L'analisi di questa realtà comprende anche i suoi componenti storici e quelli del contesto culturale che esulano dal campo del design. Forse la parola 'analisi' è fuorviante perché ci mette subito sulla strada di una presunta razionalità e di ragionevolezza per quale riserverei il sospetto di complici nel dramma quotidiana se non ci fosse d'altro canto la minaccia di un altrettante nefasto fondamentalismo ideologico anticonsumistico. 

Consideriamo ora la seguente massima: 

"La vera comprensione è il limite del 'good design'" 

Ciò significherebbe che più riflettiamo sugli effetti del nuovo prodotto, esteticamente e funzionalmente corretto, attraente e vendibile, sulla probabile evoluzione del comportamento degli utenti e, in genere, sullo sviluppo sociale, più si rendiamo conto che tutto inevitabilmente contribuisca alla accelerazione del circuito consumistico. Il designer dunque farebbe meglio a non indagare troppo su queste conseguenze pena di dover cambiare professione. Nello stesso momento però egli accetta e promuove il 'good design'. Dobbiamo concludere che design è praticamente impossibile senza chiudere gli occhi per i suoi ovvi limiti ? 

Si potrebbe affermare che un certo grado di stupidità  è indispensabile per essere un designer motivato. O forse sarebbe meglio dire che persone veramente creative escludono necessariamente dal loro cervello attivo, almeno parzialmente,  la capacità di ragionare razionalmente. Al posto di questa verrebbe intensificata la sensibilità critica per le forme tridimensionali, i colori e le finiture e questo è un fenomeno difficilmente da sopravvalutare. 

E se tornassimo a considerare le intuizioni dell'uomo di 5000 o più anni fa? Forse non siamo così evoluti come si vuole fare credere e troviamo in noi residui del senso estetico religioso dei tempi passati. Se ti interessa guarda qualche pagina dedicata a ipotesi di questo tipo (in inglese fino ad ora) 

Ovviamente intendo controbilanciare il mio approccio sistematico presentato in altre pagine con modi alternativi di acquisizione di conoscenza, e forse persino di un tipo di conoscenze del tutto alternativo. 
Come indicato in questa massima:

"Purtroppo penso"

Come la prima, questa può sembrare un segno di pessimismo perché potrebbe significare che, pensando, si riveleranno delle verità spiacevoli. Ma portando il ragionamento un passo oltre, si  scopre un'altra conclusione, cioè che l'ultima saggezza, come nella filosofia Zen, può essere raggiunta soltanto svuotando il cervello da qualsiasi percezione o considerazione. Questo è più difficile che sembra e, purtroppo, non sono capace di raggiungere questo livello, anche se sono attratto dall'idea. La massima asserisce il desiderio insoddisfatto d'arrivare alla meta di una mente sgombro. 
 

Per ora queste ulteriore pagine sono tutte in inglese. Chiedo patienza. 
 


 
 
 
 


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commenti
   andries van onck