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inglese
aggiornato: luglio 2007

Riflessioni in uno specchio lontano

E' curioso che design e in particolare industrial design, anche se accettiamo ipoteticamente che  mirano ad un buon scopo finale, ottengono in parte un risultato opposto: intasando le città, avvelenando la natura,  ipnotizzando le menti. Com'è possibile ciò? 
Molti pensano che è una questione di mancanza di competenza tecnologica o organizzativa e che i computers e altri strumenti consentiranno eventualmente ad organizzatori intelligenti e ai politici di correggere il corso attuale della storia. Su questo ho i miei dubbi e penso che dovremmo scavare più a fondo nei meccanismi della nostra mente per scoprire e forse superare alcuni limiti celati dei paradigmi del nostro modo di ragionare.

Tutti gli organismi viventi utilizzano la loro esperienza per sopravvivere, significativo nell'essere umano con la creazione di strumenti o protesi che consentano il suo accomodamento e adattamento in rispetto al proprio contesto. La tricotomia uomo - protesi - ambiente è essenzialmente fondata sulla nozione di 'interfaccia'. L'interfaccia è il locus dell'interazione dei termini triadici. In questa prospettiva, linguaggio e signaggio sono strumenti tipici del management delle interfacci.
Nel corso della storia delle interfacce l'uomo ha trasformato il suo ambiente; egli vi ha operato come correttore per adeguarlo a presupposti bisogni umani; egli ha introdotto modifiche artificiali nel contesto per costringerlo a comportarsi, a creare, agire e reagire in modo più consono agli esseri umani, cioè in modo più umano. Egli ha introdotto componenti umanizzati o organi come pulsanti, monitors, allarmi, e anche mobili, trasporto meccanizzato, abitazioni: tutto l'equipaggiamento della nostra società.  I segni ambientali tendono giustamente a diventare più umani.

Tutto questo non era assente da una speculare trasformazione della mente umana stessa. La mente si  accomodava a quest'ambiente trasformato oppure, più precisamente, esso scriveva l'informazione tecnologico o "memi" riguardante il contesto ricostruito nella sua memoria. L'artificiale, in questo processo, veniva sempre più percepito come naturale. Guidiamo macchine o adoperiamo computers con naturalità, automaticamente: i loro segni sono diventati parti di noi stessi. Quest'alienazione è un passo verso la robotizzazione degli uomini. L'ergonomia, che si occupa delle interfacci uomo- oggetto o uomo - macchina, agisce entro questi limiti. Essa tratta 'gli uomini come estensioni della macchina che ragionano e agiscono come meccanismi. Per ottenere questo utilizza segnali e codici. Ci fermiamo ai semafori rossi. Il marketing analizza il comportamento umano e elabora strategie di vendita come fosse il profitto lo scopo ultimo della linea di produzione, piuttosto che i valori di vita o i stimoli creativi.

Questa parziale auto-identificazione degli uomini e delle donne con le forze ambientali è diacronicamente  presente in ogni società come per esempio nella loro rappresentazione mitica presso gli antichi Greci o nel totemismo delle culture primitive: nuovo è invece l'introiezione dei protesi come segni normativi. La percezione della natura come forza ambientale primaria ha tuttora la connotazione della deità o dell'essere superiore come si può osservare in espressioni che citano "l'offesa" che la si può recare. Il movimento ecologico è un'espressione comune di questa ideologia. Il disegno Industriale appare in questa prospettiva in una luce paradossale: da un lato aspira al design di prodotti che corrispondano, funzionalmente ed esteticamente, ai bisogni umani e dall'altro lato proclama guerra allo spreco di materiali e la fine del consumismo. Ciò facendo in realtà si dedica al problemi delle interfacci fra gli uomini e l'ambiente, e in particolare nelle loro espressioni in prodotti. Il linguaggio del design o signaggio è lo strumento di questo interazione.

L'interfaccia, tramite i suoi strumenti, agisce dunque nei due sensi adattando l'ambiente all'uomo e accomodando l'uomo al suo contesto. #Timothy Williamson (n)

Mentre, per quanto concernano le relazioni funzionale tra persone e oggetti o prodotti, l'ottimizzazione dell'interfaccia è probabilmente entro la portata dei designers, le cose diventano più complicate in rispetto alle relazioni tra gruppi e il contesto globale. Un buon design consente all'utente di interagire in modo soddisfacente con suo ambiente ma purtroppo lo stesso non offre garanzie di una relazione funzionale su una scala socio-economica. (Naturalmente questi rapporti sono spesso anche inadeguati al livello personale). Possiamo prendere ad esempio strumenti elettronici come i computers o i televisori, che rimangano difficili da programmare. La ragione sta nel fatto che gli ingegneri lavorano  con algoritmi che non corrispondano a quelli del cervello umano.  Noi semplicemente non ragioniamo su di una base digitale. Preferiamo talvolta ordinare alla macchina una azione in modo spontaneo, approssimativamente in una determinata direzione, utilizzando la "fuzzy logic". Ma c'è di più:, l'interfaccia e il suo signaggio, per essere completamente soddisfacenti, e per evitare possibili malintesi, non possono limitarsi, come vedremo,  ad una edizione meramente funzionale o razionale dei suoi enunciati. Propongo dunque di osservare meglio le strutture e i meccanismi, la forma ed i contenuti dei messaggi che vengono scambiati al livello di questi interfacci.

In questo ambito infatti il significato di un messaggio non si esaurisce con l'espressione della sua intenzionale proposizione funzionale ma contiene e trasmette informazione su se stesso, sul suo peculiare modo espressivo. La parola "estetica" è una dei pretendenti per il nome dell'area epistemologica che si occupa di questa problematica, altre possono essere "metafisica" o "antropologia".  Tutti questi trattano della variabile interpretazione dell'interfaccia e il suo signaggio. L'intero arsenale della retorica e della mitologia con il loro concetti di analogia, similarità, ossimori, enigmi, metafore, simboli, etc. è attivo in questo contesto. Forma e funzione interagiscono sul livello dell'interfaccia e non possono essere separati in modo artificiale, come l'approccio ingegneristico al progetto pretende di decretare, senza perdere la comprensione della componente umana del flusso informativo. 

Le forma di un prodotto può essere determinato esclusivamente dalle funzioni di un prodotto? La risposta è apparentemente affermativa ma persino in quel caso avviene una traduzione locale della funzione in una forma. Questo è particolarmente evidente nella nostra società post industriale dove praticamente una funzione qualsiasi può essere espressa in un infinito numero di forme diverse, tutte più o meno efficienti. Lo sviluppo della tecnologia dei materiali e dei processi produttivi  consente infatti una crescente libertà di espressione con il risultato che il design o anche il metadesign di un linguaggio di design diventa piuttosto una questione di limiti o di regole auto-imposte.

Possiamo, per esempio, limitare l'espressione formale nei suoi termini minimali come nel caso di un frigorifero da incasso che viene concepito come un componente modulare della parete di contenitori della cucina. Questo prodotto perderà la sua identità e assume le caratteristiche formali del suo ambiente come il mimetismo di un insetto nella natura che adotta la significanza comprensivo del suo ambiente.
Possiamo anche ridurre le forme ad una semplicità geometrica e ottenere l'effetto opposto della evidenziazione del prodotto come nella sedia rosso e blu di Rietveld. La sua morfologia e il significato semantico implicito mirano in questo caso ad un bilanciamento degli opposti come orizzontale - verticale, uomo - donna, limite - continuità e simbolizzano la armonia universale. Rietveld diceva infatti che questa non pretendeva di essere una sedia ma piuttosto un manifesto del linguaggio neoplastico.
 
 

Porsche 356 leopard
Delgado's Porsche

Possiamo anche introdurre forme morfologiche in prodotto meccanici come nel caso della Porsche 358 o persino di un aereo supersonico, a prima vista risultati dei dettami aerodinamici. Il significato dell'operazione è che il prodotto, talvolte assumendo alcune caratteristiche formali di un animale, è meno alieno o persino amico della nostra natura vitale. Tale espressioni formali rivelano convinzioni e ansie profondi e il loro effetto sugli utenti non dovrebbero essere sottovalutati: essi sono sintomi di dinamiche sociali e del conseguente sviluppo della varietà dei stili di vita, essi  influiscono l'attrazione dei prodotti e, in modo più sottile, lo sviluppo di paradigmi del pensiero e delle convinzioni, esattamente come la filosofia. Siccome queste espressioni non sono parlati o scritti, e quindi non aperti per un'analisi logica frontale, ma composti da segni visivi essi possono essere visti come simboli, passwords o "shibboleth"   che rispecchiano degli significati collocati nello subconscio. Dove altrove possiamo cercare la sorgente della energia creativa? Questi significati sono specchi dell'utopia. Sono convinto che da queste parti, in questa regione "borderline", la strategia per la nostra sopravvivenza sarà eventualmente decisa.

Lo scopo proposto dello "summum bonnum" del design è: eliminare o ridurre il conflitto tra uomo e natura tramite adattamento e accomodamento. Questo sforzo è evidenziato mentalmente e fisicamente nello signaggio dell'interfaccia che progettiamo con la introiezione di segni tecnologici  sia nell'ambiente che nell'uomo stesso, di segni antropici nell'ambiente e, simmetricamente, con l'incorporamento di segni ambientali negli uomini.
Le relazioni funzionali e formali tra uomo e prodotto con l'inerente distinzione animato e artificiale, tendono dunque alla complementare integrazione e sostituzione. La tecnologia rivela qui il suo ruolo Darwinista nella lotta per la sopravivenza della specie umana. Questa affermazione non intende suggerire una nuova ideologia verde: è soltanto un tentativo per comprendere cosa sta succedendo nel campo del design e più in generale nella società e in quale direzione sembra stiamo muovendo. Sempre più tecnologia sarà insieme fisicamente e mentalmente trapiantata negli esseri umani, sempre più caratteristiche antropici e naturali saranno incorporate nei nostri prodotti e ambienti artificiali. Il fine verso cui aspiriamo è la simbiosi tra l'uomo e il suo ambiente. Questo per se stesso non è né un bene né un male: l'esito nel caso migliore sarà un miglioramento delle qualità umani, altrimenti, nel caso peggiore una perdita di competenza umana e una graduale degradazione della specie.

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(n) Timothy Williamson, "Knowledge and its Limits", Oxford University Press, New York, 2000 
Williamson distingue e analizza la vera natura della relazione tra l'uomo e l'ambiente espressa come Sapere e Azione.
Azione figura come la risposta per adattare il mondo alla mente umana ovvero il desiderio.
Sapere come risultato dello sforzo di adattare la mente umana al mondo facendo meno della credenza.


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